SUOR MARIA FIORI

Suor Maria Fiori

Maria Nerina Fiori nacque a Monte Acuto Vallese il 6 aprile 1901 da Enrico Fiori e Mazzini Maria. Aveva tre fratelli: Mario, Gerardo e Armando, quest’ultimo deceduto da piccolo. Ragazzina andò dalle suore nell’asilo di Monzuno ad imparare a cucire e a ricamare , lì maturò la sua vocazione. Nel 1925 entrò nel convento delle Maestre Pie dell’Addolorata a Bologna e nel 1927 prese i voti. Fece i primi anni di apostolato a Rimini e a Piacenza. Tornata a Bologna, nell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata in Via Montello, pur avendo solo la terza elementare, diventò maestra. Oltre ad insegnare a leggere e scrivere, insegnava anche catechismo e diventò esperta nel dirigere il coro.

Suor Maria godeva di essere chiamata suor Ciclamino perché lo riteneva il fiore che sintetizzava la sua vita. E’ un fiore resistente, spunta a volte anche in mezzo alla neve. E’ tra i primi fiori in primavera e fra quelli dell’autunno inoltrato. Tende a nascondersi e bisogna cercarlo in zone d’ombra. “Il ciclamino con le sue foglie cuoriformi e la corolla a petali ritorti, fiore dei fossi e del sottobosco, afferma don Dario, rimane il segno di questa donna consacrata a Dio e ai piccoli”. Don Dario ha scritto molto su Marzabotto e dintorni, ascoltando la testimonianza degli abitanti. E tante notizie anche io le ho attinte dai suoi scritti.

Nel 1985 il cardinal Giacomo Biffi ha dato “ l’incarico a S.E. Mons. Vincenzo Zarri di dirigere e coordinare il lavoro di raccolta delle deposizioni e di altri documenti relativi all’eccidio di Marzabotto-Montesole, documenti da conservarsi per il momento, riservatamente agli Atti della nostra Curia Arcivescovile”. Nella commissione che doveva raccogliere le testimonianze c’era anche una nostra consorella Sr Anna Urbinati.

Fra le tante deposizioni mi soffermo su quella di don Luigi Barbieri. Egli ha conosciuto suor Maria Fiori negli anni che ha passato a s. Paolo di Ravone. Dopo il suo trasferimento di tanto in tanto si recava presso l’istituto per le feste, specialmente di s. Teresina. Ha collaborato con suor Maria Fiori sia per l’apostolato sia per i canti liturgici e le messe animate con il canto. Ha insegnato musica e canto a sr Maria e le ha insegnato anche a suonare. Suor Maria quindi ha continuato ad esercitarsi come autodidatta, per suonare in parrocchia.

In parrocchia suor Maria mi faceva molta bella impressione, – afferma don Luigi – per il grande zelo che aveva per i bambini, per la dottrina. Era una donna molto umile. Non era sgarbata. Se qualcuno le faceva un torto, sorrideva. Suor Maria era un’anima grande. Anche quando soffriva non faceva trasparire nulla.

Pur avendo frequentato solo la terza elementare Sr Maria insegnava catechismo, assisteva i bambini ogni sabato per la confessione, istruiva e dirigeva il coro, accompagnava i canti all’armonium, si interessava dell’associazione di azione cattolica, visitava le famiglie, si dedicava con amore alle opere di carità, visitava gli ammalati a casa o in ospedali, seguiva i seminaristi e i sacerdoti nella preghiera. La sua fu una presenza umile e preziosa, quasi inavvertita”. ( Don Dario Zanini)

Possiamo attribuire anche a lei il ritratto che fece di una suora contemporanea la beata Elisabetta nostra fondatrice:

Sembra venuta al mondo con l’istinto del bene. Maestra senza diploma, senza onorario e senza pretensioni, mandata qui non dall’università, ma dalla natura… Insegna a leggere, a conoscere Dio, a praticare la virtù. Per le sue preghiere qualcuno ottenne di essere un buon ministro del santuario. Non scansa fatica, non teme pericoli”

Nel 1944, a causa dei terribili bombardamenti su Bologna, con il permesso della superiora, rientrò in famiglia a S. Giovanni di Sotto ospitata dai fratelli Mario e Gerardo. Ogni giorno andava a messa a s. Martino dove era arrivato da poco il nuovo parroco don Ubaldo Marchioni. Suor Maria si mise subito a disposizione per preparare i bambini alla prima Comunione, fissata per il 3 settembre 1944.
Dopo la proclamazione di Bologna “città aperta” aveva la possibilità di rientrare a Bologna, ma preferì restare in montagna per completare la preparazione catechistica dei bambini.

Il 15 agosto 1944 scrisse a madre Teresa Bertani (Nostra economa generale) una lettera, l’ultima:

“…Speriamo sempre che la Madonna voglia ottenerci dal Signore la conversione dei peccatori e, infine, la pace. Quanto mi addolora nel sentire che la nostra casa Generalizia è tutta in rovine! Almeno potessimo salvare quella di Bologna! Io offro al Signore tutti i miei sacrifici per ottenere questa grazia. Sr. Elvira mi ha scritto questi giorni e m’invita a fare ritorno, dato che anche le Suore di Monzuno hanno chiesto di andare a Bologna, perché lassù non vivono tranquille. Io ho risposto che aspetterei ormai settembre dato che qui mi sono anche impegnata a preparare i bimbi alla prima Comunione, sperando che in questi giorni il Signore voglia provvedere. Il Sig. Arciprete di qui (don Ubaldo) mi ha fatto capire che desidererebbe rimanessi perché lui è quasi sempre impegnato avendo anche un’altra parrocchia da curare e i bimbi li ha quasi completamente affidati a me. Il 3 settembre faranno la prima comunione. Tra questi c’è anche una mia nipotina. Ci sarà anche la festa della Madonna, quindi sto insegnando una messa alle giovani che dovranno eseguire quel giorno. Dopo direi di fare ritorno a Bologna e rimettermi al lavoro con le mie consorelle. Dicevano che Bologna sarebbe stata città ospedaliera, invece pare di no. Sia fatta la santa volontà di Dio. Io spero che il Signore voglia continuare a proteggerci come ha fatto fin ora. Sento dalla sua lettera che là (erano sfollate a Montefiore) sono in molte e che lei si troverebbe bene se non ci fossero gli spaventi da prendere. Si faccia coraggio! Speriamo che il buon Dio ci mandi le pene solo per quel tanto che siamo capaci di sopportarle e Lui stesso sarà sempre con noi. Io lo prego sempre che ci conceda di ritornare tutte nella nostra casa di Bologna e di poter lavorare per la sua gloria… Gesù sia sempre con noi e ci salvi” così termina la lettera:

Le famiglie di s. Giovanni si erano preparate un rifugio antiaereo, scavando un tunnel in una collinetta vicina alle case. Sr Maria invitò il parroco a benedirlo e don Ubaldo Marchioni andò a s. Giovanni a pregare in quella tana dove si nascosero tante persone.

La mattina del 29 settembre 1944 sr Maria Fiori era nel rifugio che dava sulla strada a San Giovanni di Sopra; vi si era recata perché tutte le case del paese erano in fiamme. Infatti quella mattina due gruppi di tedeschi arrivarono a San Giovanni, i primi entrarono nelle case e compirono atti vandalici, però non fecero male alle persone. Il secondo gruppo invece fu molto più violento. Alcune persone riuscirono a fuggire nei boschi, altri si nascosero nel rifugio confortati da Sr. Maria, che li esortava a recitare il Rosario. Irruppero i tedeschi, li fecero uscire, li radunarono davanti alla stalla, nel luogo destinato a raccogliere il letame, che era già stato sparso sui campi. Li misero in fila con un macabro rituale: davanti i bimbi, dietro i giovani e gli anziani. E le mitragliatrici falciarono 50 vite umane.

Un’anziana signora, fuggita, da lontano sentì colpi di mitraglia e grida di spavento e di dolore.

Le testimonianze sulla strage sono solo di chi tornò per cercare i propri cari. Fra questi il fratello di Sr. Maria, Mario Fiori, che trovò la sorella suora con accanto a sé, in atteggiamento di protezione, alcuni nipotini: nella tasca del vestito nero trovò il libretto di preghiere che ella usava per il catechismo dei bambini di San Martino.

Mario, morto nel 1985, ha spesso parlato degli avvenimenti con don Dario Zanini. Nella strage aveva perso la moglie, quattro figli, la sorella, la cognata, cinque nipoti e tanti amici. Tornato col fratello e altri a seppellire le salme, impiegarono un certo tempo per comporre quella di Suor Maria per la ricerca di tre oggetti significativi: il libretto delle preghiere, la croce della sua consacrazione religiosa, la corona del rosario.

Il libretto delle preghiere fu gelosamente custodito dal fratello Mario per 40 anni. Poi lo donò a don Dario Zanini che ha custodito come una reliquia e che ha sempre tenuto con sè. Solo alla sua morte venne consegnato alla nostra superiora generale pochi anni fa.

Quando il parroco di s. Paolo di Ravone don Elio Orlandi scrisse a sr Maria, esortandola a rientrare a Bologna ormai dichiarata città aperta, Sr Maria rispose: “non posso, devo preparare i bambini alla prima comunione. Poi tornerò”. Quando don Elio apprese della sua tragica morte disse: “Un’altra suor Maria Fiori per la mia parrocchia la madre generale non ce l’ha più!” E nella messa in anniversario del 1 ottobre 1945 ricordandone con commozione lo spirito di apostolato dichiarò testualmente “Per me è una martire della prima comunione”.

Testo di Sr Carla Raggini, Maestre Pie

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